Nel
tragitto che separa il luogo in cui lavoro dalla mia abitazione, mi è
capitato più volte di provare una sensazione fisica curiosa dovuta
all’improvviso equilibrarsi della pressione dell’orecchio medio
con la pressione atmosferica esterna.
La strada di rientro si
inerpica tra piccoli comuni, ed ancor più minute frazioni, a tratti
ripidamente, a tratti meno rapidamente, portandomi dalla quota di 250
m s.l.m. ad un’altitudine finale di 650 m s.l.m. Un percorso, fatto e rifatto
decine o centinaia di volte, che nella maggior parte dei casi non
riserva nessun particolare effetto rilevante sulla mia
propriocezione.
Fortuitamente, complice un impegno imminente e la
fretta ad esso collegata, circa tre mesi fa sentii un intenso
formicolio nella zona retro nasale, mentre percorrevo velocemente una
delle ultime salite prima di arrivare a casa, associato ad una
pressione crescente all’interno dei timpani. Incuriosito cercai di
congelare ogni mio movimento, deglutizione compresa, ed infine
avvenne. Un leggero e solleticante sfiato riportò la pressione del
cranio, trascinata a monte all’interno della mia testa iperbarica,
ad un livello adeguato alla quota ormai raggiunta.
Non mi è
ancora chiaro da quale remoto pertugio, l’aria ivi compressa, possa
uscire, ma è stato semplice comprendere che anche solo un tentativo
di deglutizione è sufficiente a compensare la più piccola
differenza di pressione vanificando l’esperienza pocanzi accennata
e che un fattore importante, perché il processo d’equilibrio
atmosferico non avvenga in maniera graduale ed impercettibile, è la
rapidità del cambio di altitudine e, di conseguenza, della pressione
esterna.
Sono quindi diverse settimane che, per tentativi ed
errori, cerco di ottimizzare le condizioni ed i fattori necessari a
generare questo “sfiato otorinico”. Mi tocca tuttavia fare
quotidianamente i conti con ciclisti poco disciplinati, anziani
rallentati ed animali quasi asfaltati... senza contare la difficoltà
di trattenere la deglutizione al sopraggiungere della differenza di
pressione che pare stimolare la salivazione.
Velocità esterna e
staticità interna i miei focus.
Anche oggi, durante la risalita,
indossati i panni dello scienziato, ho premuto senza ritegno il piede
sull’acceleratore. La strada sgombra ha consentito al mio corpo di
trascinare verso l’alto l’eccesso d’aria ed il mio self-control
ha trattenuto ogni movimento della gola nonostante, a bocca
semiaperta, iniziassi a tracimare saliva dai lati della bocca.
“Per
la scienza questo ed altro!”, mi ripetevo.
Naturalmente la
polizia stradale non ha ritenuto che, il mio tentativo di carpire i
segreti della fisiologia interna, fosse una giustificazione
sufficiente al superamento dei limiti di velocità ed a nulla è
servito tentare di spiegar loro i miei motivi mentre, ancora in pieno
esperimento, gocciolavo di bava.
Ogni scienziato deve pagare un
prezzo per ottenere dei risultati, il mio è di 220€ da versare al
comune di Verbania.