venerdì 6 dicembre 2019

La scienza è sacrificio


Nel tragitto che separa il luogo in cui lavoro dalla mia abitazione, mi è capitato più volte di provare una sensazione fisica curiosa dovuta all’improvviso equilibrarsi della pressione dell’orecchio medio con la pressione atmosferica esterna.
La strada di rientro si inerpica tra piccoli comuni, ed ancor più minute frazioni, a tratti ripidamente, a tratti meno rapidamente, portandomi dalla quota di 250 m s.l.m. ad un’altitudine finale di 650 m s.l.m. Un percorso, fatto e rifatto decine o centinaia di volte, che nella maggior parte dei casi non riserva nessun particolare effetto rilevante sulla mia propriocezione.
Fortuitamente, complice un impegno imminente e la fretta ad esso collegata, circa tre mesi fa sentii un intenso formicolio nella zona retro nasale, mentre percorrevo velocemente una delle ultime salite prima di arrivare a casa, associato ad una pressione crescente all’interno dei timpani. Incuriosito cercai di congelare ogni mio movimento, deglutizione compresa, ed infine avvenne. Un leggero e solleticante sfiato riportò la pressione del cranio, trascinata a monte all’interno della mia testa iperbarica, ad un livello adeguato alla quota ormai raggiunta.
Non mi è ancora chiaro da quale remoto pertugio, l’aria ivi compressa, possa uscire, ma è stato semplice comprendere che anche solo un tentativo di deglutizione è sufficiente a compensare la più piccola differenza di pressione vanificando l’esperienza pocanzi accennata e che un fattore importante, perché il processo d’equilibrio atmosferico non avvenga in maniera graduale ed impercettibile, è la rapidità del cambio di altitudine e, di conseguenza, della pressione esterna.
Sono quindi diverse settimane che, per tentativi ed errori, cerco di ottimizzare le condizioni ed i fattori necessari a generare questo “sfiato otorinico”. Mi tocca tuttavia fare quotidianamente i conti con ciclisti poco disciplinati, anziani rallentati ed animali quasi asfaltati... senza contare la difficoltà di trattenere la deglutizione al sopraggiungere della differenza di pressione che pare stimolare la salivazione.
Velocità esterna e staticità interna i miei focus.
Anche oggi, durante la risalita, indossati i panni dello scienziato, ho premuto senza ritegno il piede sull’acceleratore. La strada sgombra ha consentito al mio corpo di trascinare verso l’alto l’eccesso d’aria ed il mio self-control ha trattenuto ogni movimento della gola nonostante, a bocca semiaperta, iniziassi a tracimare saliva dai lati della bocca.
“Per la scienza questo ed altro!”, mi ripetevo.
Naturalmente la polizia stradale non ha ritenuto che, il mio tentativo di carpire i segreti della fisiologia interna, fosse una giustificazione sufficiente al superamento dei limiti di velocità ed a nulla è servito tentare di spiegar loro i miei motivi mentre, ancora in pieno esperimento, gocciolavo di bava.
Ogni scienziato deve pagare un prezzo per ottenere dei risultati, il mio è di 220€ da versare al comune di Verbania.


domenica 6 novembre 2016

Nel parcheggio dell'Esselunga

"Nel parcheggio dell'Esselunga, apro il bagagliaio dell'auto per prendere i variopinti sacchetti di stoffa che, come per ogni brava massaia, fanno ormai parte del corredo della macchina.

lunedì 22 agosto 2016

5 anni fa

5 anni fa, la comparsa dei primi peli bianchi nella barba aveva messo a dura prova la mia stabilità psicologica.

martedì 16 agosto 2016

Al pari di una grossa bomba

Al pari di una grossa bomba, che richiede un minuscolo detonatore per esplodere, nella vita di ogni individuo grandi conseguenze sono spesso innescate da piccoli eventi.

giovedì 4 agosto 2016

Alla stazione di servizio

Alla stazione di servizio, dove mi rifornisco abitualmente di carburante, mi trovo spesso a riflettere su qualche argomento di interesse scientifico stimolato dal via vai di clienti che si alternano sul piazzale mentre, con assoluta precisione, riempio il serbatoio dell’auto fino all’orlo, così da avere un punto di riferimento sicuro per il calcolo dei consumi medi.

martedì 2 agosto 2016

Questa sera Adele non ci sarebbe stata per l'ora di cena


Questa sera Adele non ci sarebbe stata per l'ora di cena. Decido di dedicare l'ultima ora di sole della giornata ad una piacevole pescata sulle sponde del torrente S. Giovanni.

Ogni volta che guardo tra gli annunci di vendita

Ogni volta che guardo tra gli annunci di vendita rimango colpito da quanto siano vari e variopinti.
Alcuni paiono molto tecnici, delle vere e proprie pagine di wikipedia a descrizione dell'oggetto, altri piuttosto equilibrati recanti quella che a mio giudizio potrebbe essere la giusta quantità di informazioni, per arrivare poi a quelli così scarni e poveri in cui l'unico elemento in grado di far intuire cosa si stia vendendo è la foto.

I venditori si distribuiscono senza soluzione di continuità dall'una all'altra categoria, ma sono gli elementi di decoro, i modi di dire da annuncio, che davvero solleticano la mia curiosità... "vero affare!"... "rarissimo!"... "per collezzionisti!" (solitamente scritto con due Z come a rafforzare la categoria)... "per veri intenditori!".
Vorrei davvero sapere quanto effetto abbia sui possibili acquirenti uno di questi "mantelli" con cui vengono avvolti spesso degli oggetti molto comuni.

Io, purtroppo, una volta cascai in questa trappola ben congegnata ed in un negozietto del sud della Sardegna, fui preso all'amo da un cartello che recitava - "Rarissimo oggetto d'epoca nuragica!" - e dopo una lunga insistenza feci acquistare da mia madre, alla modica cifra di 5000 lire, un vero pezzo di storia.
Uscii dal negozio con un sacchetto contenente il prezioso reperto e mi diressi emozionato al parcheggio, seguito da genitori e fratello stranamente calmi nonostante l'affare appena concluso. In auto, mentre mio padre guidava accompagnandoci a casa di nonno Antioco, strappai il sacchetto e delicatamente srotolai, dal foglio di carta velina con cui era stata confezionata, la statuetta di bronzo raffigurante un guerriero dotato di coltello e scudo. Scolpito in epoca nuragica, questo bronzetto recava tutti i segni del tempo trascorso e l'ossidazione prodotta dalle intemperie a cui era stata sottoposto prima del ritrovamento.
Custodii gelosamente quel reperto dall'inestimabile valore per dieci anni almeno.
Ogni volta che rimiravo il mio tesoro pensavo a quanto fosse stato tonto il venditore a lasciarmelo per così poco... e a quanto fosse fortunato, il venditore stesso, avendone un banchetto quasi pieno. Un vero tesoro!

Solo un'accresciuta saggezza, molti anni dopo, mi fece infine valutare con nuovi occhi tutta la vicenda.
Da allora la statuetta giace in un angolo sulla cornice del camino di casa dei miei genitori. Si staglia netto come monito per il futuro.

Ah... amari ricordi del tempo che fu.
Questa è solo una vecchia storia.

Ma a proposito di vecchio:

Vendo rara statuetta antica, soldato di bronzo della civiltà Nuragica! VERO AFFARE PER COLLEZZIONISTI!