martedì 2 agosto 2016

Questa sera Adele non ci sarebbe stata per l'ora di cena


Questa sera Adele non ci sarebbe stata per l'ora di cena. Decido di dedicare l'ultima ora di sole della giornata ad una piacevole pescata sulle sponde del torrente S. Giovanni.
Dopo aver percorso con eccitazione il breve tragitto che separa il mio luogo di lavoro dalle sponde sassose di questo torrente alpino, con calma, ma senza perdere tempo, infilo stivaloni e giubbotto, monto la canna, innesto il mulinello a recupero e con gesti stereotipati faccio passare il finale a nodi e la coda di topo attraverso gli anelli. Infine mi porto sulla riva.
La scelta dell'esca non è mai casuale, alzo lo sguardo per scorgere sull'acqua se sia in atto una qualche schiusa di insetti e noto alcune effimere volteggiare poco sopra la superficie cristallina mentre altre, allo stadio precedente di subimmagine, non riuscendo ancora a volare vengono trasportate a valle dai turbolenti flutti. Identificate come Rhithrogena semicolorata, apro l'astuccio in foam al cui interno giacciono spillate, come in una cassetta entomologica, le imitazioni di "mosche" (rigorosamente secche, sono un purista) e prendo una Olive Upright, perfetta tentazione per le trote in questa tiepida serata di maggio.
Inizio i volteggi e tra un raschio ed una buca poso la mia imitazione là dove voglio, oppure lì vicino. Risalgo la corrente e decido di cambiare l'esca. Alcune farfalline fendono l'acqua con dei passaggi rapidi, sono tricotteri e per fortuna nella mia scatola ho una Elk Hair Caddis da legare al finale. Lancio senza sosta ma razionalizzando il tipo di lancio ed i giri di corrente che dovranno accompagnare la mia mosca dove desidero. Leggo l'acqua in cerca del punto giusto, del pesce, ma loro sono bravi e non si fanno "pungere".
Poco male, non è il primo cappotto e non sarà certo l'ultimo, ma il cielo quasi completamente terso che si colora di arancione, lo scorrere dell'acqua ed il suo inconfondibile e rilassante rumore possono cancellare anche la più amara sconfitta.
Qualche trotella salta fuori dall'acqua cercando di afferrare al volo i chironomidi che volano con frenesia sopra l'acqua piatta di una grossa buca. Non ci provo nemmeno, spero ci incontreremo tra un paio d'anni quando il fiume vi avrà regalato forza nelle pinne e dimensioni adeguate.
Decido di tornare a valle, non voglio che il buio mi colga di sorpresa prima di tornare all'auto. Seguendo la corrente ed ogni tanto mi permetto un paio di lanci. Arrivato vicino al ponte su cui ho lasciato la macchina, noto un bel pesce dall'altra parte del torrente. Incollato al fondo com'è, monto una ninfa e provo a servirgliela. Qualche lancio, ma la corrente centrale mi impedisce di controllarne il movimento a dovere trascinandola a valle con troppa rapidità.
Mi avvicino.
Faccio un passo ed il piede perde aderenza.
La corrente è sostenuta ed io sono già a gambe all'aria nell'acqua. Cellulare, portafogli, chiavi della macchina ed orologio sono le immagini che mi scorrono in testa.
Nel tentativo di rialzarmi, con la coda dell'occhio vedo un passante sul ponte che si gira a guardarmi. A quel punto ho fatto l'unica cosa possibile.
Con due bracciate ben assestate mi porto al centro del torrente per poi lasciarmi trasportare un po' più a valle dalle acque gelide.
Con un finto sorriso di piacere, facendo il morto a faccia in su, fingo di accorgermi dell'incredulo osservatore.
Nuoto verso la vicina sponda, mi alzo e, rivolgendomi al passante, gli dico: "Adoro l'acqua a questa temperatura!". Raccolgo la canna arenatasi sul bagnasciuga e con studiata tranquillità mi incammino verso l'auto.
Pazzo?
Forse.
Ma che non mi si dica che non so stare in piedi nell'acqua.

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