giovedì 4 agosto 2016

Alla stazione di servizio

Alla stazione di servizio, dove mi rifornisco abitualmente di carburante, mi trovo spesso a riflettere su qualche argomento di interesse scientifico stimolato dal via vai di clienti che si alternano sul piazzale mentre, con assoluta precisione, riempio il serbatoio dell’auto fino all’orlo, così da avere un punto di riferimento sicuro per il calcolo dei consumi medi.
Oggi l’evento scatenante è stato l’abbraccio tra due prosperose ragazze.
Osservando con dovizia, in chiave scientifica, i loro grossi seni dapprima dirigersi gli uni verso gli altri ed infine scontrarsi, mi chiedevo se esistesse una relazione tra le amicizie femminili e le dimensioni delle loro mammelle.
Poteva esistere una qualche differenza statistica che vedesse, anche di poco, più probabile l’insorgere di un’amicizia tra ragazze formose e, dall’altro lato, meno frequente l’amicizia tra ragazze dai seni minuti? D'altronde, anche con un influsso certamente impercettibile, la forza di attrazione gravitazionale (il cui enunciato sostiene che nell’universo due punti materiali si attrarranno con più forza quanto più grandi saranno le loro masse) dovrebbe spingere, in un gruppo sociale femminile, le ragazze più dotate a ritrovarsi con maggior frequenza girate una verso l’altra aumentando il loro livello di interazione e, ragionevolmente, facilitando l’instaurarsi di un rapporto amicale.
Questa forza di attrazione è appurato che funzioni con gli oggetti celesti e, a giudicare dalla scena che mi ritrovavo di fronte, sembrava funzionare anche con quei corpi celestiali.
Dovevo necessariamente investigare l’argomento e mentre io, novello Newton, stavo mentalmente formulando un piccolo questionario da sottoporre ai primi due casi di studio, le ragazze, intimidite dal penetrante sguardo dello scienziato, si allontanavano salutandomi con una coppia di dita medie.

Riavutomi dopo qualche istante dalla visione di quelle masse scontranti impegnate in un impatto elastico (solo parzialmente contenuto dai reggiseno con coppa tripla D) al loro posto, un signorotto di circa 60 anni, dall’abbigliamento sportivo, stava immobile davanti alla pompa di benzina.
Con l’erogatore del gasolio nella mano destra e la mano sinistra a grattare i brizzolati capelli della regione occipitale, osservava perplesso il display della pompa multiprodotto da dietro le lenti scure di un paio di occhiali da sole.
“E’ sempre la fisica a governare il mondo.” pensavo sorridendo tra me e me, avendo già compreso il motivo di quella titubanza. Ho bloccato in funzione la leva dell’erogatore e mi sono diretto con fare sicuro verso di lui.
- “Comprendo il suo disappunto” - ho esordito avvicinandomi - “ma le assicuro che il display non è guasto.” -, nel mentre l’uomo mi indicava con dei gesti il piccolo quadrante, recante l’importo in euro ed i litri erogati, facendo spallucce.
- “No, no, le ripeto che tutto funziona regolarmente è solo la combinazione di due curiosi elementi a crearle questo problema,” - reclinandomi appena per osservare l’astina degli occhiali che l’uomo indossava - “infatti, come sospettavo, i suoi occhiali sono di marca Polaroid e montano, ovviamente, delle lenti polarizzanti. Ora comprende?” - lo guardavo sorridendo aspettandomi una reazione di istantanea comprensione, la classica caduta dal pero, ma il suo grattugiare della testa si faceva invece più frenetico.
Continuando - “Lo schermo che guarda è a cristalli liquidi. Capirà quindi che…” -.
Niente.
Nonostante le lenti scure, riuscivo a distinguere il chiarore oculare dei suoi occhi sgranati.
- “Il funzionamento dei display a cristalli liquidi si basa sulla polarizzazione della luce che, in uscita, oscilla lungo un solo asse…” - lasciando un attimo di pausa in attesa della presa di coscienza che non è arrivata, infine ho ceduto - “… ed è quantomeno poco probabile che il senso di polarizzazione delle lenti e dello schermo siano paralleli. Infatti, se mi permette,” - allungando la mano in direzione dei suoi occhiali, l’uomo me li ha consegnati sempre più basito - “visto che la fisica non è un’opinione, ruotando gli occhiali sul piano delle lenti, i due assi di polarizzazione si incontreranno e magicamente” - nel frattempo, con una tempistica quasi perfetta, inclinavo sempre più gli occhiali di fronte al display e lentamente le scritte iniziavano a visualizzarsi, fino al mio - “i valori sullo schermo appariranno!”-.
In quell’esatto momento, con un movimento un po’ più rapido, ho fatto raggiungere il parallelismo degli assi di polarizzazione delle due superfici determinando l’improvvisa comparsa delle scritte.
A rimarcare il concetto, avevo fatto seguire una serie di rotazioni complete rendendo palese il blocco della luce quando il senso di polarizzazione delle superfici era perpendicolare mentre le scritte erano perfettamente leggibili girando gli occhiali ancora di 90°.
Orgoglioso del successo di quel piccolo esperimento, mi sono voltato verso l’uomo, pronto a riceverne gli elogi per la lectio magistralis che gli avevo gentilmente concesso.
Incredibilmente si era distratto e stava confabulando con la moglie.
Richiamandolo all'attenzione con un piccolo colpetto di tosse, si è voltato verso di me facendomi un cenno in direzione dei suoi occhiali che mi sono stati immediatamente strappati dalle mani.
Ancora in attesa di un qualche atto di gratificazione, li ho visti salire in auto ed allontanarsi sulla loro BMW con targa tedesca.

Un altro cliente stava osservando divertito la scena.
- “Ehi. Lei. Mi scusi, è italiano?” - gli ho chiesto.
- “Sì.” -
- “Ha visto cosa è successo a quel signore straniero? In realtà si tratta di un evento casuale riguardante un interessante fenomeno fisico. Infatti, la luce emessa...” -

Nel frattempo, dalla mia auto il gasolio aveva da tempo raggiunto l’orlo del serbatoio e tracimava, copioso, allargandosi sul piazzale.
Sarebbe stata davvero dura calcolare i consumi medi questa volta.

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