Cominciò tutto diversi anni fa.
Ricordo ancora quando il 18 settembre del 2006 conobbi
un certo Andrea, amico di amici, in una caffetteria fuori Borgomanero.
Un ragazzotto dall'aria sicura e dall'atteggiamento
piuttosto gioviale.
Gli porsi la mano che lui subito strinse con forza e,
davanti ad un caffè, scambiammo diverse opinioni su argomenti relativamente
banali. Si rivelò un eloquente conversatore,
forse non brillante ma di piacevole compagnia per una chiacchierata in quel
tiepido pomeriggio autunnale.
Con l'ausilio di qualche luogo comune, discutemmo
di condizioni meteorologiche farcite da un pizzico di attualità politiche,
interrotte solo da due brevi commenti circa il sedere di una giovane ragazza, inguainato in un paio di attillatissimi fuseaux neri che poco lasciavano
all'immaginazione.
Piacevolmente stupito dall'evoluzione di quella
giornata, volli concedermi un altro caffè, chiesi quindi al mio nuovo
conoscente se ne volesse uno pure lui. La risposta che ricevetti fu
"Voglio un altro caffè? Sì, voglio un altro caffè.".
Rimasi per un attimo colpito da quell'insolita
sintassi e mi resi conto solo in quel momento che, fino a quell'istante, non
avevo posto nessuna domanda a quella persona. Prima che lui notasse la mia
reazione, risposi con un sorriso e mi allontanai.
Lungo il tragitto che, dai tavolini in alluminio
nell'ampia veranda, percorsi entrando nel grazioso locale fino al bancone, non
smisi per un attimo di pensare a quella risposta ripetendola mentalmente.
Ritmicamente.
La strana costruzione di quella frase mi risuonava
nelle orecchie come una pesante stonatura.
Tornato al tavolo con i due espressi, cercai di
porre subito un'altra domanda. La risposta fu dello stesso tipo.
Una sensazione sgradevole si era ormai impossessata
di me. I discorsi intavolati mi parvero sciatti, quasi di cattivo gusto.
Bevvi in fretta il mio caffè ed assurgendo una
banalissima scusa mi alzai, strinsi velocemente, solo per educazione, la mano
di quell'individuo e me ne andai.
Successivamente tentai in tutti i modi, con
successo per fortuna, di non incontrare più quell'essere fastidioso.
Il 18-09-06 fu il giorno in cui iniziai ad odiare
quello stile retorico.
Nel corso degli anni quel fastidio, quella sensazione di disgusto, ebbe modo di crescere incontrando diverse persone che avevano fatto proprio quel modo di rispondere ad un quesito. Non voglio dilungarmi nei singoli racconti di questi malaugurati incontri ma è curioso notare come anche la persona più insospettabile possa, ad un certo momento della vita, perdere il senno (perché di questo deve trattarsi) ed iniziare a rispondere ad una domanda ponendosela a sua volta in prima persona. La mia lista comprende, in ordine cronologico, un controllore delle ferrovie dello stato, una spogliarellista, una coppia omosessuale composta da un impiegato delle poste ed un negoziante di pelli che lo praticavano in coppia, ne fece uso anche un agente della Vorwerk che tentò di vendermi un Folletto presentandosi sulla porta di casa mia con la frase "Se io fossi in lei comprerei un aspirapolvere Folleto? Sì, se io fossi in lei comprerei un aspirapolvere Folletto. E le spiego perchè...". Quello che ne abusò di più fu un prete durante la mia ultima, interminabile, confessione.
Oggi, di prima mattina, l'ultimo.
Un signore ben vestito appena sceso dal suo SUV al distributore di carburante.
Dopo essermi avvicinato gli ho chiesto gentilmente se potesse cambiarmi una banconota.
Lui, con fare compiaciuto, ha esclamato "Ho da cambiarle 20€? No, non ho da cambiarle 20€".
Dopo non ricordo nulla.
Un signore ben vestito appena sceso dal suo SUV al distributore di carburante.
Dopo essermi avvicinato gli ho chiesto gentilmente se potesse cambiarmi una banconota.
Lui, con fare compiaciuto, ha esclamato "Ho da cambiarle 20€? No, non ho da cambiarle 20€".
Dopo non ricordo nulla.
Mi sono risvegliato pochi minuti più tardi.
Circondato da persone con lo sguardo tra il curioso e lo spaventato che si
chiedevano cosa fosse successo. Fortunatamente il proprietario del SUV non era
tra questi.
Mi sono alzato ed ho cercato di rassicurare tutti,
si era trattato di un banale mancamento. L'aria fresca di questo fine ottobre
mi aveva subito ridato energia.
Una bella signora con i capelli cotonati si
avvicina e posa le borse della spesa, mi sorride chiedendomi se ho bisogno di
una mano. Le rispondo senza esitare "Ho bisogno una mano? No, non ho
bisogno una mano."
Si dice esista un limite sottile tra odio ed amore
e può capitare, travalicando proprio quella barriera, di far nostro qualcosa
che un tempo non tolleravamo neppure.
Credo quindi che il destino sia spesso ironico? Sì,
credo che il destino sia spesso ironico.
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